...Una morte misteriosa.....
Una morte misteriosa……
Nel 1828 scoppiò una rivolta in tutto il Cilento e i moti furono repressi nel sangue.
Il canonico Antonio Maria De Luca, capo dei Filadelfi cilentani e promotore della rivolta, fu incatenato dai gendarmi borbonici e, dopo un sommario processo, fu condannato a morte dal tribunale militare di Vallo della Lucania istituito dal Maresciallo Francesco Saverio del Carretto. Però l’esecuzione della condanna richiedeva la sconsacrazione del sacerdote, in base al Concordato allora vigente tra Chiesa e Stato borbonico.
Il De Carretto ne fece richiesta al vescovo di Capaccio Mons. Speranza, che coraggiosamente rifiutò; analogo rifiuto ricevette da Mons. Laudisio, vescovo di Policastro. Si rivolse allora all'arcivescovo di Salerno Mons. Alleva il quale, per il suo noto attaccamento al Borbone, accondiscese a sconsacrare il De Luca.
Il 23 giugno il De Carretto inviò il canonico a Salerno sotto buona scorta. Alcuni giorni dopo il De Luca fu condotto nella sagrestia del Duomo dove, dopo essere stato svestito, fu avvicinato dall’arcivescovo il quale, con un pezzo di vetro, incominciò a raschiargli dal palmo delle mani l’unzione praticatavi all’atto dell’ordinazione sacerdotale, e i polpastrelli delle dita che avevano toccato l’eucarestia.
A questo punto il Canonico si rivolse a Mons. Alleva e, guardandolo con serenità e ironia, disse: "E adesso, Eccellenza, secondo voi non sono più sacerdote?...”.
Si racconta che l’Arcivescovo, turbatissimo, abbandonò in gran fretta la sacrestia del Duomo, ritornò al suo palazzo e si pose immediatamente a letto in preda a una febbre altissima.
Morì nello stesso giorno in cui il canonico De Luca veniva giustiziato…. (da Matteo Mazziotti, La Rivolta del Cilento del 1828, Roma – Milano 1906, pag. 123 e seguenti; Giuseppe Stifano, Leggende della terra di Velia e di Paestum, Libreria Castellano Editrice 1987, pp. 173-174).
Giuseppe Scarane
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